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PERCHÉ GESTIRE LA TUA AZIENDA COME LA TUA CASA È UN ERRORE

Mar 26, 2021 | Non categorizzato

Perché gestire la tua azienda come la tua casa è un errore che ti costa centinaia di migliaia di euro ogni anno?

Scopri per quale ragione coinvolgere parenti e amici nel proprio business non è una buona idea, anche se ti sembra la strada migliore da percorrere o per ripartire in alcuni momenti.

Trattare la tua azienda come la tua casa e coinvolgere amici e parenti nel tuo business come per i preparativi del cenone di Natale è l’errore più grande che stai commettendo. Questo è il primo avviso che mi sento di darti prima che la tua attività perda centinaia di migliaia di euro ogni anno. Il rischio? Non riuscire a risollevarne le sorti, e quindi chiudere. Prima che le mie premesse possano sembrarti troppo decise e magari lontane dalla tua visione di business, rispondi a queste semplici domande:

  • Quante volte hai visto il fatturato della tua azienda svanire come se fosse stato travolto da un ciclone?
  • Quante volte hai pensato di reagire a una situazione difficile e inarrestabile facendo scelte che si sono poi rivelate fallimentari e/o peggiorative? Una? Più di una?

Se la risposta alla prima domanda è sì e alla seconda hai dato un valore uguale o maggiore a uno, allora continua a leggere. Se invece ancora non hai ancora vissuto in prima persona una di queste situazioni, ma sai che la probabilità che queste possano accadere è molto elevata, non perderti ciò che sto per dirti.

La storia di Giulio, la storia di un’azienda come la tua

Oggi voglio parlarti di Giulio, un imprenditore che ho conosciuto qualche anno fa. La vita imprenditoriale di Giulio prende vita nel 2001. All’epoca aveva trentasei anni, un solido know-how, fatto di formazione e di oltre 10 anni di lavoro dipendente.

È allora che decide di fondare la sua azienda: capisce che è arrivato il momento di provarci, di rischiare. La scelta è fatta. Sa che gli costerà dedizione, specializzazione costante e sacrifici, ma è ciò che desidera davvero. Così, insieme a un socio, Marco, dà vita al suo progetto, al quale dedica cure e attenzioni come se fosse un figlio. Proprio come un figlio, la osserva crescere, diventare grande e svilupparsi, arrivando ai risultati che ha sempre voluto.

Una storia di trasformazioni e cambiamenti

Dalla nascita a oggi sono passati circa vent’anni. Sono stati anni di studio, formazione, trasformazioni, sia aziendali che del mercato. Sembra passato un secolo da quando Giulio ha dato vita al suo sogno imprenditoriale, eppure di fatto sono passati solo due decenni. Era in prima linea quando è scoppiata la potente crisi economica del 2010. È stato coinvolto nel processo di innovazione digitale, che ha sconvolto gli equilibri che si era creato, riadattando il suo modello di business al nuovo mercato che si è creato. Giulio non è stato fortunato: ha versato lacrime e sputato sangue per mettere in piedi un’azienda che potesse vincere contro una concorrenza spietata.

Si è buttato in una giungla di specie pericolose, in cui si è fatto largo con il machete non fermandosi a osservare neanche la più bella delle farfalle, per evitare di essere punto dalla più velenosa delle tarantole. Solo questo gli ha consentito di raggiungere un fatturato di 30 milioni di euro in soli 10 anni, traguardo che aziende più vecchie e più blasonate hanno raggiunto dopo 30-40 anni di presenza sul mercato. Tutto è andato bene fino al 2012, quando anche una realtà solida come la sua ha cominciato ad accusare duri colpi senza motivazioni apparenti: la perdita di fatturato prima, poi la perdita di posizioni sul mercato; insomma, dalle stelle alle stalle come si suol dire.

Quali sono le cause che mandano in crisi la tua azienda?

Scoprire quali sono le cause per evitare che sia troppo tardi. Giulio e Marco hanno cercato una soluzione, senza però conoscere le cause che hanno messo in crisi la propria azienda. Ovvio che la soluzione è risultata inefficace. Ecco quindi che Giulio e Marco hanno iniziato la loro caccia alle streghe. Proprio ora come allora, questa è partita dall’esterno: il mercato, i competitors, i clienti ecc. Sembrava quasi che tutti ce l’avessero con la loro azienda, il sogno di una vita che rischiava di schiantarsi al suolo come un vaso di fiori che precipita dal decimo piano di un palazzo.

Il fatturato scendeva sempre di più e la soluzione di rilancio di Giulio e Marco, con l’apertura verso un altro mercato, sembrava sempre più una spesa inutile. Sì, perché, nonostante analisi di mercato, incontri, sconti e via dicendo, i clienti continuavano a preferire i competitors. Ciò che rimaneva a Giulio e Marco era solo vedere il fatturato che calava inesorabilmente.

Le loro riunioni settimanali erano sempre più svilenti. Chiamavano i consulenti pagandoli di tasca propria per non toccare la cassa aziendale, ma non riuscivano a contrastare il trend negativo. Per ogni cliente nuovo che entrava, ce n’erano tre che andavano via. La situazione era al limite.

Non gestire la tua azienda come se fosse la tua casa

Erano passati oltre 2 anni dall’inizio della loro crisi aziendale, tanto che sia Giulio che Marco stavano pensando di rinunciare al loro sogno imprenditoriale e di rassegnarsi all’idea di aver fatto il proprio tempo. Eppure sia Giulio che Marco non stavano tenendo conto di un dettaglio non da poco. Come ti ho detto, hanno continuato la loro caccia alle streghe sempre guardando cosa succedeva al di fuori dell’azienda. Tanto che, per contrastare i competitors, quando oramai il loro fatturato era sceso a meno di 3 Milioni di euro, hanno deciso di fare una campagna di marketing su alcune riviste di settore.

Per fare ciò, hanno coinvolto il loro Marketing Manager, cugino di Giulio, e la Web Agency che gli ha curato il sito web, gestita dalla sorella di Marco. Vorrei dirti che l’azienda ha segnato il suo goal iniziando la ripresa grazie a questa mossa, ma di fatto non è andata così. Al di là del fatto che la campagna fosse fatta con i piedi, Giulio e Marco non si sono resi conto che l’azienda che avevano costruito non aveva basi solide. Cosa voglio dire? In pratica, hanno costruito un palazzo da dieci piani facendo le fondamenta di una casa.

Senza dubbio poteva reggere inizialmente, ma, man mano che il palazzo ha cominciato a essere abitato, ecco che ha iniziato a vacillare, fino a implodere e crollare. Nelle prima fasi di costruzione, sia Giulio che Marco hanno voluto ringraziare gli amici e i parenti che avevano sostenuto la loro impresa imprenditoriale, tirandoli dentro. Li hanno coinvolti non come soci, ma come dipendenti, spinti e sostenuti dalla corretta visione che le soft skills sono fondamentali mentre le hard skills si possono acquisire.

Ripeto, visione correttissima, eppure non è proprio così. È necessario che tra le soft skills ci sia l’umiltà e la costante voglia di apprendere per fare in modo che le persone migliorino con il passare degli anni. Sì, perché questo non è così scontato, anzi per nulla, specialmente nel caso di Giulio e Marco, che di fatto hanno visto distruggersi il loro sogno imprenditoriale.

Nel momento di difficoltà hanno perso la lucidità e si sono affidati al team che, a loro modo di vedere, li aveva portati a raggiungere la vetta della prosperità. Peccato che proprio quel team, fatto di parenti e amici, oltre a non essere compatto, ai primi segnali di discesa aveva già iniziato a tirare i remi in barca, affidandosi a quanto Giulio e Marco avrebbero detto e fatto. Eppure loro non se ne sono accorti. Complice la perdita di lucidità, ogni parola che veniva pronunciata dalla bocca di Giulio o di Marco dava vita ad una nuova direzione.

Nessuno internamente era in grado di analizzare il mercato, di leggere l’andamento dei competitors, né tantomeno di capire se i consulenti pagati da Giulio e Marco davano un vero e proprio contributo. Insomma, un vero e proprio casino. Pensa che quando Giulio me ne parla ancora dice “Eppure mi sembravano brave persone”, e usa questa frase sia per i consulenti che per i suoi cugini coinvolti in quella che era la sua azienda.

Ovvio che tutti, dai consulenti ai dipendenti, hanno pensato esclusivamente a coltivare il loro orticello. Non hanno pensato, specialmente negli anni d’oro, a specializzarsi per il ruolo che avevano. Anzi, nel momento in cui dovevano assumere qualcuno, avevano paura che scegliere una persona più qualificata di loro potesse rubare il loro “prestigio” aziendale. Questo è avvenuto in tutti gli ambiti aziendali, dalla contabilità all’ufficio tecnico, passando per la gestione del personale. Un vero e proprio livellamento verso il basso che, dal risultato prodotto, è andato lì.

Sei pronto a vedere la tua azienda implodere e crollare sotto i tuoi occhi?

Ora come allora, di aziende che hanno la stessa impronta di quella di Giulio e Marco, ce ne sono tante. Sono dei bubboni pronti a esplodere. Investono su nuove attrezzature destinate a nuove linee di produzione basandosi sulle sensazioni riportate dal responsabile dell’ufficio tecnico che è stato invitato in fiera dallo stesso produttore della linea, che giustamente fa i suoi interessi.

Nominano Responsabile Marketing il figlio dell’amico di famiglia, senza analizzarne abilità e risultati prodotti, ma affidandosi al fatto che è “una brava persona”, “un bravo ragazzo”. Affidano la loro comunicazione alla Web Agency che gli ha fatto il sito web, investendo migliaia di euro di budget per portare a casa qualche like e qualche impression, non certo clienti. Ecco poi quali sono i risultati. Credimi se ti dico che avrei voluto aiutare Giulio e Marco, peccato che all’epoca MiM® Marketing Interim Managers non fosse ancora realtà.

Con il primo step del Metodo MiM®, l’ANAMNESI Aziendale, dopo soli 30 giorni avrebbero avuto la visione chiara e nitida della situazione in cui si trovavano, chi faceva e chi non faceva. Avrebbero risparmiato le centinaia di migliaia di euro, che hanno invece speso in consulenti e campagne fallimentari, senza considerare il fatto che oggi sarebbero stati operativi e in ascesa. Non si può pensare al passato. Per questo ora puoi scegliere di aspettare che la crisi che stai vivendo si evolva in modo tragico, come è successo a Giulio e Marco.

OPPURE puoi decidere di rivolgerti a MiM®, la prima azienda di Marketing Management ad Interim d’Italia e chiedere la nostra ANAMNESI, evitando di buttare nel pattume centinaia di migliaia di euro di consulenze inutili. !